
Io vedo un sacco di persone che dedicano la loro vita, me
compresa, a fare cose di carattere culturale e sociale non
retribuito: compagnie teatrali, volontari per l’assistenza alle varie
fasce deboli, professori che si prestano a tenere conferenze anche
gratuitamente pur di far circolare conoscenza, musicisti in erba che
suonano a condizioni assurde pur di poter dar spazio alla loro
musica e avere un pubblico.
A questo punto: se produrre scarpe piuttosto che infissi d’alluminio
o costruire case (10000 sfitte a fronte di circa altrettante in
costruzione, qui a Verona, ad esempio) non ha più commercio, con
la conseguente perdita per il dipendente, per il rivenditore, per il
produttore, per il fornitore di materie prime.... PERCHE’
CONTINUARE A PRODURNE COSI’ TANTE?
Certo, capisco che parte delle fabbriche sarebbero destinate a
chiudere: ma non lo sono lo stesso se non trovano il modo di
reinventarsi esse stesse?
Se i volontari già presenti sul territorio, venissero riconosciuti come
lavoratori socialmente utili? Se parte degli attuali disoccupati
venisse formata per servizi alla persona? Se chi è educatore,
insegnante, animatore si trovasse ad avere un mestiere
riconosciuto valido e magari anche un po’ meglio retribuito?
Tra l’altro, credo che, sebbene per certe occupazioni sia
indispensabile un certo tipo di preparazione, penso che anche in
questa fascia di occupazione ci si possa regolare un po’ come con
gli operai, passando dai generici agli specializzati, dando così
anche una possibilità di lavoro e di messa in regola a tutta quella
fascia di lavoratori in nero che svolgono mansioni domestiche e
simili.