Quando sentite dire “Bastiàn Contrario”, probabilmente vi aspettate di approcciare una
rubrica pensata per dare addosso più o meno a tutti e magari con una certa veemenza...
In realtà no: la mia “fatica”- se così si può dire - nell’andare “contro”, è più che altro quella
di guardare alle mie responsabilità anche se non sempre riesco a rispettarle, nell’essere
scomoda nelle mie riflessioni, e nel condividerle con chi mi ascolta...
In questi giorni sapete sicuramente meglio di me cosa sta avvenendo nel mondo.
Lo sapete certamente meglio perché se c’è una cosa che mi manca, è il coraggio e la
volontà di lasciarmi riempire il cuore e la mente dai dettagli dell’abbrutimento che sta
riportando la nostra presunta umanità verso un baratro che tanto ricorda quel bieco e
basso Medio Evo, che nella storia scolastica era nominato come il secolo più buio.
Trovo più buio questo nuovo millennio, un millennio che sorge da risorse ben più universali
e scolarizzate di quelle appartenute a quel secolo lontano.
A che ci serve saper leggere, scrivere, avere a disposizione illustri pensatori dai quali
attingere, se poi la bassezza dilagante sembra avere il sopravvento in ogni dove?
Io non so come vi possiate sentire voi, ma io è da quel maledetto 11 settembre che vedo
costruirsi minuziosamente l’attuale situazione: mi sono sentita come una Cassandra che
vedeva le trame pur senza sapere, una Cassandra che coglieva istanti e li metteva
insieme.
Negare la libertà, in nome della sicurezza, creare deliberatamente “buoni e cattivi” e far sì
che questa bontà e cattiveria non vengano identificate come soggettive ma per categorie
creando l’immaginario del “nemico”, un’ informazione sostenuta da immagini visive che,
con le attuali capacità di regia, potrebbero benissimo essere spezzoni di film ben strutturati
e finalizzati ad hoc, le presunte saggezza e autorevolezza di ometti e donnine che
credono di avere la verità universale tra le mani, nella presunzione di poter decidere cosa
sia giusto o sbagliato per tutti, come se i bisogni, i valori, le idee, le aspettative o semplici
gusti fossero omologati e universali, creando quindi divieti e permessi in ogni campo della
vita, dimenticando quanto sia preziosa la libertà...anche di poter sbagliare, a volte.
Necessità di mercato che vanno oltre il fine per cui sono nate, ossia l’Umanità; aerei
militari acquistati in tempi non sospetti, ma che di sospetti a me ne hanno creati tanti...
e la pesante e maledettissima e spaventosa commemorazione di quella schifosa prima
guerra mondiale amplificata e rinvigorita per tutto il 2015!
Non ci sono vincitori, in una guerra.
E faccio fatica a riconoscere eroi, poiché comunque sia, si passa attraverso l’uccisione di
Altri. Ci sono solo assassini e lacrime. E nessuno mi toglie dalla testa che tutto il parlarne
e riparlarne che si è fatto, abbia fatto rifiorire in troppe menti e in troppi cuori nostalgie
malsane, rancori sopiti, rivalse latenti...senza per questo dimenticare che la guerra, fuori
dal nostro Occidente benpensante e malagente, non si è mai fermata, anzi!
Avremmo dovuto prendere le distanze da qualsiasi rievocazione della guerra e del suo
linguaggio così assurdamente presente nel quotidiano, segno incisivo e direzione della
nostra forma di pensiero.
Un puzzle. Un tragico puzzle è stato composto tessere dopo tessera, partendo, come si
fa!, sempre dai bordi, dalle periferie per arrivare man mano verso il centro, verso il cuore,
verso la definizione del disegno.
Io sono arrabbiata con me, prevalentemente.
Sono arrabbiata perché ho intuito ma mi è mancato il coraggio: mi è mancato il coraggio di
cambiare drasticamente, di fare una svolta totale nella mia Vita, di unirmi ad altri più
coraggiosi e di gridare più forte quanto vedevo....
Io non so come stiate voi, non so se siate ancora capaci di essere gioiosi o spensierati,
perché io è da tempo che me la racconto per non farmi sopraffare.
Mi racconto che sono io a vedere nero, che sono io a essere pavida, e che comunque...
non potremo mai essere così stupidi da ricascarci, perché conosciamo la sofferenza e i
rischi...
Io ho un groppo dentro, che si aggroviglia come un nido di serpenti, e non è esattamente
la paura di essere vittima del mostro che ha iniziato a venire allo scoperto.
E’ la consapevolezza della sofferenza mia e dell’altro, identica, e che fluisce mescolandosi
senza confini e che si ingrossa come un fiume in piena. E non posso non soffrire per il
dolore degli altri...
E’ la domanda continua del “cosa si può fare?”
Chissà se tutti quelli che si sono sentiti così forti, così potenti, così discriminanti fino a
poche ore fa, quelli che hanno creduto che il dolore, la sofferenza e la paura degli altri
valessero meno o nulla in confronto ai propri, chissà se adesso iniziano a sentire una sorta
di formicolio e di affinità nel cuore ...
Nessuno di noi è innocente.
Tutti siamo pronti a puntare il dito e ad attribuire responsabilità ad altri, soprattutto ai
potenti. Ci si casca, è più che umano. Ma così continuiamo a guardare gli effetti del male e
dell’indifferenza e della superficialità che tutto sommato è parte di noi. Analizziamo. Ma
tutto questo è tardivo. Seminiamo e poi osserviamo e studiamo il frutto con l’idea di
liberarcene se non ci piace, anziché selezionare con cura cosa stiamo seminando
coltivando la dignità delle persone, il valore della vita e del tempo, il rispetto per l’esistenza
degli altri che invece troppo spesso usiamo e diamo per scontata.
Tanto per rendere l’idea di quanto la superficialità da cui guardiamo ci impedisca di
comprendere la natura delle cose, incapaci di riconoscere la stessa radice in un male
piccolo e in un male grande, così come non sappiamo vedere l’identità di una gemma e di
una foglia sviluppata, farò esempi banali.
Ci preoccupiamo della scarsa qualità dei materiali utilizzati per i prodotti cinesi: si dice che
inquinano, che creano allergie e non so che altro. Si dice che i cinesi ci rubano il mercato
con prodotti sotto prezzo e di scarsa qualità. E potrebbe anche essere vero.
Ma ci siamo dimenticati poco a poco delle condizioni disumane in cui troppo spesso
lavorano i cinesi e i bambini, che dovrebbero invece essere la priorità nella nostra
insofferenza a questo mercato!
Pretendiamo che commessi/e, cassiere/i e camerieri siano sempre pronti a servirci e a
servirci bene 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, come se loro non avessero altra vita oltre
al lavoro, come se non avessero legami, preoccupazioni, gioie o sogni personali che li
accompagnano nelle giornate.
Garantiamo vita più lunga ai prodotti conservandoli nei vari frigoriferi, che alla prospettiva
lavorativa certa delle persone...
Alla fine, abbiamo più rispetto per le macchine e per le leggi di mercato che per i nostri
simili.
Non è questa la stessa radice della sopraffazione, della negazione, dell’abuso, dello
sfruttamento e del saccheggio? Faccio prima a dire “guerra”? Forse si...
Tornando alla responsabilità personale, purtroppo la consapevolezza è lenta a farsi strada,
e anche quando se la fa, è lenta a sostituire abitudini consolidate. Ed è in questo ambito
che io sono molto arrabbiata con me.
Spero che chi mi ascolta sia abbastanza aperto e intelligente da aver già colto e
consolidato nella propria consapevolezza che non esistono guerre di pensiero e di
religione, ma solo guerre d’interesse e che le guerra del 2000 non è solo sanguinaria, ma
anche privativa dei diritti fondamentali, della serenità e delle fiducia nel futuro, inducendo
all’immobilismo.
Il 12 aprile sono andata a Venezia: una giornata splendida, avventurosa, soleggiata,
d’amore: l’anniversario...
Ma una volta tornata a casa...una vocina ha cominciato a stuzzicarmi: “Era fondamentale
andare?” “Non potevi divertirti diversamente?” “Hai pensato a quanto carburante hai
usato?” “E il petrolio, quanto pesa sulle tensioni internazionali?” “E tutta l’energia elettrica
che consumi, col fatto che sei nottambula?” “E i regalini che fai di qua e di là?” “E tutti gli
oggetti in plastica con cosa sono prodotti?” “E il computer?” “E i metalli pregiati?” “E le
pietre preziose?” Da dove vengono? Come si ottengono? Che peso hanno sulla vita delle
Persone? E sull’economia?
E aggiungete pure tutto quello che volete aggiungere!
Io non mi sento più innocente, quando penso alle Vittime che già ci sono state e che
continueranno ad esserci giorno dopo giorno!
Penso che sono capricciosa, che non so rinunciare a nulla, o comunque non abbastanza.
Non penso più di essere fortunata perché non mi manca nulla quando ad altri mancano
troppe cose: penso invece che i miei “presunti” bisogni sono ben incastrati nel mucchio
delle motivazioni che portano ai soprusi, alle privazioni, alle guerre.
Penso che anche se io non muovo la mano per esplodere bombe o proiettili, o per agire
torture, sono comunque tra i mandanti.
E la mia coscienza...non è mica tanto propensa a tacere e a lasciarmi tranquilla!
E allora cosa faccio?
Faccio che rielaboro il mio pensiero e mi sforzo di agire il più possibile con coerenza,
faccio che cerco di non lasciarmi inquinare dalla rabbia e dal rancore e dalla sensazione di
impotenza...
Faccio come disse quella bimba del Sudafrica: “Quale che sia il problema, noi dobbiamo
continuare a fare il bene”.
Faccio che tengo cara nel cuore una frase letta chissà dove: “Bisogna tornare all’Uomo,
alla sua grandezza e alla sua fatica. Quanta immensa saggezza e coraggio sono racchiusi
nella vita di un singolo individuo! E nel momento in cui si uniscono le forze insieme agli
altri, quali grandiose imprese si possono realizzare!”
E faccio che faccio Bastian Contrario, sforzandomi ogni volta per scavare un po’ di più
dentro di me, con la “scusa” di dover raccontare qualcosa a voi, e sperando che le mie
parole aiutino anche altre persone a vedere oltre, anche molto meglio di me, e ad agire di
conseguenza, a vedere le cose da prospettive scomode per il “sistema”, come lo
chiamiamo sempre raccontandoci che noi “ci siamo dentro” ma “non siamo” il sistema
stesso!
E acquisendo maggior consapevolezza, cerco di sforzarmi per essere coerente tra ciò che
penso e ciò che agisco.
Penso che sia importante cercare di essere sinceri nel distinguere tra bisogni e capricci,
autonomi nell’alimentazione, nei bisogni energetici, nell’autoproduzione e
nell’autoriparazione, autonomi ma collaborativi e coesi, generosi, per non dover
soccombere ed essere complici di una mentalità ricattatoria e sfruttatrice. Penso che sia
importante ricordarci che i bisogni fondamentali sono uguali per tutti, sia a livello fisico che
morale. Penso che sia importante ricordarci che la nostra sofferenza non è superiore né in
termini di intensità né in termini di importanza a quella degli altri.
So che, per quanto le circostanze possano essere ormai orientate in questa triste
direzione, riuscirò a vivere momenti di gioia, di costruttività, di godimento, di solidarietà, di
umanità e anche di egoismo, probabilmente, perché, come dicevo anche nell’altra puntata,
il nostro sentire è mutevole, e per fortuna!, ma credo che mi sarà difficile godere ancora di
spensieratezza, perché non è possibile essere leggeri quando si comprende che la propria
e l’altrui sofferenza si fondono l’una nell’altra e che noi stessi ne siamo in parte causa.
Io, eli the worst, vi auguro come sempre un buon bordeggio nel viaggio del cuore.
Ringrazio voi che mi ascoltate e ancor più chi ha la volontà e la forza di metterci del suo
per creare un’onda in controtendenza che sostenga la Speranza e rafforzi la Pace come
stile di vita.
Vi invito a scriverci sulla pagina facebook di Radio Pirata - la Radio nella Radio o sul sito
di yastaradio.com.